Monumenti romani a Rimini

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Arco d'Augusto

L'Arco di Augusto a Rimini è un arco trionfale consacrato all'imperatore Augusto dal Senato romano nel 27 a.C. È il più antico arco romano rimasto. Segnava la fine della via Flaminia (che collegava la città romagnola alla capitale dell'impero, Roma) confluendo poi nell'odierno C.so d'Augusto che portava all'imbocco di un'altra via, la via Emilia.
Lo stile che lo compone è sobrio ma allo stesso tempo solenne. Al fornice centrale, si affiancano le due pseudo colonne in stile corinzio con scanalature, caratteristica dell'architettura romana. I quattro clipei posti a ridosso dei capitelli, rappresentano altrettante divinità romane. Rivolte verso Roma, troviamo Giove ed Apollo, rivolte verso il Foro, troviamo Nettuno e la dea Roma.
La sua funzione principale, oltre a quella di fungere da porta urbica, era quella di sostenere la grandiosa statua bronzea dell' imperatore Augusto, ritratto nell'atto di condurre una quadriga.
Storia di rimini arco di augustoLa peculiarità di questo arco è che il fornice era troppo grande per ospitare una porta, almeno per quei tempi. La spiegazione è dovuta al fatto che la politica dell'Imperatore Augusto, era una politica volta alla pace, la cosiddetta Pax Augustea, era perciò inutile una porta civica che si potesse chiudere se non si correva il pericolo di essere attaccati.
La merlatura presente nella parte superiore risale invece al medioevo (circa X secolo), periodo in cui la città venne tenuta dai ghibellini. Divenne una delle porte della città fino al periodo fascista, quando vennero demolite le mura e l'arco rimase come monumento isolato.
Insieme al ponte di Tiberio, è oggi uno dei simboli di Rimini, tanto da comparire nello stemma della città. [Fonte wikipedia]

Ponte di Tiberio

storia di rimini ponte di tiberio riminiIl ponte di Tiberio a Rimini è stato costruito nell'età dell'antica Roma. La sua costruzione iniziò nel 14 d.C. sotto il regno di Augusto mentre la fine dei lavori si ebbe nel 21 d.C., sotto il regno di Tiberio. È presente nello stemma della città.
Costruito in pietra d'Istria come l'Arco, da esso riprende anche lo stile sobrio ed allo stesso tempo armonico. La struttura è formata da 5 archi a tutto sesto con delle edicole cieche tra arco ed arco. La grandezza di questi archi varia in maniera crescente man mano che ci si sposta verso il centro, dove troviamo l'arco più grande.
Dal ponte partivano due vie consolari, la via Emilia che arrivava fino a Piacenza e la via Popilia-Annia che arrivava sino ad Aquileia.
Ai bordi della pavimentazione, presenta alcune lastre di pietra con iscrizioni latine.
La presenza di due tacche somiglianti all'impronta di piedi caprini, sulla balaustra posta lato monte, contribuì a diffondere la leggenda di un ennesimo "Ponte del Diavolo". Più verosimilmente poteva trattarsi di incavi per fissaggio di carrucole utilizzate per issare materiale dalle barche che arrivavano fin sotto il ponte.
Una curiosità: il Ponte di Tiberio è l'unico ponte cittadino traversante il fiume Marecchia che durante la Seconda guerra mondiale l'Esercito tedesco non riuscì a demolire nonostante i ripetuti tentativi, al contrario di tutti gli altri ponti (ben più recenti) che invece finirono in macerie senza problema al primo brillar di mine. Tuttora il Ponte rientra nella rete stradale cittadina, ed è aperto anche al transito dei mezzi pesanti. [Fonte wikipedia]

Monumenti medievali e rinascimentali a Rimini

Tempio malatestiano

tempio malatestiano riminiIl Tempio Malatestiano, usualmente indicanto dai cittadini come il Duomo, è la chiesa maggiore di Rimini.
L’inizio dell’opera fu modesto: tra il 1447 e 1449 furono aggiunte due nuove cappelle sul lato sud della chiesa medioevale duecentesca in stile gotico di San Franceso, e soltanto più tardi Leon Battista Alberti concepì l’idea di rinnovare completamente l’esterno edificando un involucro attorno alla chiesa preesistente e trasfore a fondo anche l’interno.
Tale opera presenta una notevole valenza storica oltre che architettonica e culturale. Infatti, durante la sua edificazione il committente, Sigismondo Pandolfo Malatesta, Signore di Rimini e condottiero di grande reputazione militare, entrò in contrasto con papa papa Pio II Piccolomini fin dalla sua elezione al soglio papale, a tal punto da ricevere la scomunica nel 1460. Sigismondo fu definitivamente sconfitto dalle truppe papali alleate con Federico da Montefeltro due anni dopo. Durante tale tormentato periodo i lavori proseguirono ma con una modifica sostanziale. Volle infatti tale edificio unicamente come sepolcro suo, per la sua stirpe e per i dignitari a lui vicino, eliminando qualunque simbolo cristiano, cosa inaudita per quei tempi e praticamente unica in Italia. Nella struttura originaria non è incredibilente prevista una croce o un santo. Da qui la denominazione Tempio. A guisa di tempio pagano le sei cappelle laterali sono intitolate alle muse, allo zodiaco, agli innocenti, ai giochi infantili e decorate in tema. Due ulteriori cappelle sono dedicate ai Seplolcri di Sigismondo e Isotta. Notevole è quella dello zodiaco e in particolare il bassorilievo del segno del Cancro, lo stesso di Sigismondo, che domina come un sole la rappresentazione della città dell'epoca.
Ovunque, quasi ossessivamente, sono ripetute in bassorilievo la S e la I incrociate, usualmente ritenuta una commemorazione dell'amore tra Sigismondo e Isotta degli Atti, ma forse più prosaicamente come semplice abbreviazione di Sigismondo. Altri simboli sovente ripetuti sono la rosa canina e l'elefante, legati al suo casato, nonché frondoni di frutta. Una grande quantità di statuette di putti adornava l'interno, molti dei quali oggigiorno asportati e dispersi in innumerevoli collezioni private locali.
Le sculture e i bassorilievi erano probabilmente opera di Agostino di Duccio. Direttore dei lavori fu Matteo De' Pasti. Contribuirono all'opera anche Roberto Valturio, Basinio di Parma e Piero della Francesca, di cui si conserva all'interno dell'edificio un suo affresco raffigurante Sigismondo Pandolfo Malatesta in preghiera davanti a san Sigismondo, suo antenato nonché santo patrono. All'interno dell' edificio i lavori iniziarono 5-6 anni prima del progetto di Alberti per la facciata e anche successivamente la presenza del genio genovese fu incostante, come lo fu quella di alcuni degli artisti impegnati e il proseguimento dei lavori stessi, causa discontinuità dei finanziamenti. Ne conseguì motivo di contrasto tra i vari artisti: infatti, nella cappella dello zodiaco si può notare come nei bassorilievi dei segni con quadrupedi (Ariete, Toro, Leone, Capricorno e Sagittario) siano stati eliminati successivamente gli arti posteriori, probabilmente a causa di credenze dell'epoca per volere dell'Alberti. Si nota ancora il contorno del precedente disegno. Lateralmente si possono notare ancora le precedenti finestre gotiche della preesistente chiesa di san Francesco che come posizione non collimano con il passo delle cappelle laterali. È probabile che fosse intenzione dell'Alberti di correggerne la posizione. Se si osserva l'edificio dall'esteno infatti si può intuire la corretta forma. Sempre all'esterno vi sono diverse tombe di dignitari dell'epoca. [Fonte wikipedia]

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